giovedì 24 febbraio 2011

Senza risorse non si fa sicurezza, il fallimento del poliziotto di quartiere

Articolo de LA STAMPA
(24 febbraio 2011)

di MASSIMO NUMA

Addio poliziotto di quartiere. I tagli della spesa pubblica, anche nel settore della sicurezza, il calo del personale (concorsi bloccati, chi va in pensione non viene sostituito) hanno fatto sparire uno dei simboli di nuova immagine della polizia, sintetizzata in uno slogan che oggi non si pronuncia quasi più, la «polizia di prossimità». Cancellato, nella realtà, già da tempo ma il de profundis finale porta la firma del vicecapo della polizia Francesco Gratteri. Poche righe inserite in una circolare dedicate alla riorganizzazione dell’Ufficio di prevenzione generale, il settore che coordina la centrale operativa e le volanti del 113.
Nella giungla delle sigle e degli acronimi, ne è spuntato uno nuovo, l’Uct, Ufficio Controllo del Territorio. La seede, i commissariati di zona. «Il servizio polizia di quartiere viene organicamente unificato in seno all’Upg e all’Sp, quale ulteriore momento strumentale all’operatività, anche perchè il conseguimento di alcuni obiettivi di prevenzione richiede spesso lo sviluppo di progetti di prossimità di “impatto” da svolgere in tutte le zone in maniera uniforme e con metodologie omomogenee...». Segue la constatazione di doversi misurare «con la generale riduzione delle risorse.

Tradotto in italiano, vuol dire semplicemente che i turni legati alla figura del poliziotto di quartiere non sono più sostenibili, poichè sono venute meno «le unità di riserva». Ma Non è finita. «Non può escludersi la necessità di una riduzione delle aree coperte dai servizi di vigilanza, prevedendo interventi correttivi sia in termini di modifica dell’estensione delle zone, sia mediante la predisposizione di diversificate forme di intervento di controllo del territorio...». Sempre cercando di tradurre dal burocratese, questo concetto parrebbe - forse - significare, in sostanza, questo: non possiamo più tenere sotto controllo tutte le aree delle metropoli per mancanza di uomini e mezzi, per cui aumenterà l’uso delle telecamere e di altre forme di “presenza”, coordinando meglio le risorse superstiti, ancche perchè, di risorse, non ce ne sono più. E poi prove di federalismo, anche nel campo della sicurezza e della prevenzione.

Il ministero dell’Interno vuole coinvolgere le amministrazioni, attraverso le polizie locali, per condividere almeno una parte del controllo del territorio. Ci sono troppi «doppioni», troppe forze sprecate o usate in modo poco efficace. Il buon senso suggerirebbe un più efficace lavoro di squadra tra le forze dell’ordine.

Critico il sindacato. Massimo Montebove, dell’esecutivo nazionale Sap: «Il ministero cerca di usare quel poco che ha. E’ da tempo che contestiamo le scelte penalizzanti del governo, adesso è finita anche la fase di un “mascheramento” dei problemi in campo. Sparisce il poliziotto di quartiere, si ammette che non tutte le aree metropolitane potranno essere tenute sotto sorveglianza. Insomma, una ritirata strategica. I poliziotti diminuiscono di numero e si alza l’età media. Le assunzioni sono poche. A chi verranno affidati i servizi operativi? Ai cinquantenni o agli ultraquarantenni? E poi l’istituzione dell’Utc è un modo per indebolire i commissariati. Il comando vero è delegato alla questura centrale. Si perde così l’idea di decentrare la rete di controllo. Per noi, una sconfitta».


Leggi l'articolo de LA STAMPA in formato PDF


____________________________________________________________